Autore Topic: Alluvioni: meno metri cubi e cemento - più architettura naturale e forestazione  (Letto 4449 volte)

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COMUNICATO STAMPA ANAB N. 8/2011 Alluvioni: meno metri cubi e cemento - più architettura naturale e forestazione
Non bastano le misure di difesa idrogeologica passiva - è necessario adottare misure attive di tutela ecologica del territorio


Il drammatico svolgersi degli eventi delle ultime ore, in Liguria, in Toscana e in altre regioni d'Italia, con i tragici episodi delle alluvioni, delle devastazioni, dei morti per effetto delle onde di piena incontrollate, porta alla ribalta i limiti e i problemi di un modello di uso del territorio basato sulla cementificazione, sulla crescita edilizia, sull'uso di tecniche costruttive indifferenti all'ambiente, spesso accettate dal nostro consesso sociale perchè avallate dalla politica o proposte da archistar.

Per limitare i danni di questi eventi si deve contrastare il fenomeno della sovracrescita urbana e della cementificazione/impermeabilizzazione delle aree urbanizzate: non basta adottare misure di prevenzione locale attraverso i piani di assetto idrogeologico, è necessario ripensare i modi della trasformazione urbana, orientando il modello di sviluppo verso i criteri dell'ARCHITETTURA NATURALE anche sulla base delle cosiddette 4 R (riduci, ripara, ricicla, riusa) che permettano la razionalizzazione, la riqualificazione, la valorizzazione degli ambiti utilizzati dall'uomo, in parallelo con una politica di governo e valorizzazione del territorio e in particolare delle aree forestali e agricole italiane, che costituiscono uno strumento fondamentale per garantire l'assetto ambientale nel nostro paese.

anab architettura naturale chiede a governo e parlamento l'adozione di misure di tutela del territorio efficaci e basate su un effettivo approccio sostenibile, contro la sovracrescita, per la riqualificazione delle aree urbane e la promozione di politiche integrate di sviluppo sostenibile basate sull'architettura naturale, e in parallelo per la valorizzazione del sistema delle foreste e dell'agricoltura, sia come strumento di controllo idrogeologico del territorio sia come fonte produttiva di una nuova generazione di materiali edili ecologici.

Offline Marco Rossi

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Sono completamente d'accordo !!!!


Offline paolo.boni

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Ai prossimi esami delle scuole medie la Gelmini introdurrà una domanda trabocchetto.

"Quante sono le 5 terre?"
Risposta 4

riuscirà a bocciare un'infinità di studenti

Offline Paolo M. Callioni

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Scherza, scherza, ma i problemi ci sono e sono seri!!!
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Offline Marco Rossi

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C'è veramente poco da scherzare... il vero problema è che hanno costruito negli alvei, cementificando tutto... e poi sapete come facevano sino a pochi anni fa? progettavano con tempi di ritorno molto bassi...

Non avete visto le drammatiche immagini nei telegiornali? Davvero sembrava uno tsunami!!!

Bisogna cambiare il modo di usare il territorio, altrimenti saranno guai sempre maggiori!!!!

 

Offline Paolo Bartoli

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Forse non tutti sanno o non ricordano che qualche tempo fa è stata effettuata una retata degli organi di polizia per arrestare i principali dirigenti del Parco Nazionale delle Cinque Terre. Erano praticamente tutti corrotti, e tra una mazzetta e l'altra hanno rilasciato licenze edilizie "facili".
Non mi stupirei di vedere tra gli edifici crollati qualcuno che ha ricevuto una licenza "facile".
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Offline Paolo M. Callioni

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Al di là dei casi singoli di corruzione a mala-amministrazione, peraltro spesso presenti nel nostro territorio, c'è un problema più generale che si pone: il nostro modo di gestire il territorio non funziona.

Abbiamo governato per centinaia d'anni i nostri territori tutto sommato con scarsissime risorse (umane e tecnologiche) senza distruggerli, come è possibile che oggi, che abbiamo tanti strumenti a nostra disposizione si manifestino i problemi che abbiamo sotto gli occhi?

Le ragioni, naturalmente sono tante, e non è il caso di parlarne approfonditamente. Ma un paio di cose si possono dire: io ritengo che il problema sia principalmente un mix fra il modello di edilizia che oggi governa le nostre trasformazioni, una serie di interessi economici incontrollati (ma da un certo punto di vista legittimi), regole spesso ridondanti e inutili, una amministrazione pubblica per lo più incapace di azioni incisive e di politiche coerenti.

Per questo io credo che il modello dell'architettura naturale proposto da ANAB costituisca una proposta veramente originale, soprattutto se il modello ANAB esce dagli angusti limiti solo del progetto, e possa essere un vero strumento per la valorizzazione del territorio e delle sue componenti. Sinora abbiamo solo realizzato quasi solo opere singole, in alcuni casi vi sono interventi a livello di quartiere (come il bel progetto di Brenno Sonego a Schio) o proposte di progetti integrati che comprendano elementi di programmazione a livello almeno comunale.

Non c'è dubbio, almeno dal mio punto di vista: questa è la strada da seguire.
 
Paolo M. Callioni
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