Autore Topic: conservazione.. per salvare l' italia  (Letto 4472 volte)

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Offline luca agati

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conservazione.. per salvare l' italia
« il: 03 Agosto 2011, 17:34:08 »
buonasera a tutti
scusate sono stato assente per un pò ma per giusti motivi (nel frattempo mi sono anche laureato).

vorrei approfittarne per lasciare il mio annuncio e lanciare una provocazione su come la conservazione, un ramo molto importante dell' architettura, possa davvero salvare l' identità italiana, quella che ha portato a marchiarci con il nome "bel paese".
all' interno di questo forum, così come in tantissimi forum di architettura (se non in quelli specifici che son pochi), si parla pochissimo di restauro conservativo, delle sue tecniche lavorative e di esempi realizzati.. sono molto convinto che l' equazione conservazione = sostenibilità sià un' affermazione molto valida!

comunque, alla luce di ciò che sta accadendo in italia dove ogni anno ettari di territorio fertile vengono sepolti sotto il cemento, dove paesaggi incontaminati e cari alla storia vengono danneggiati da anonime costruzioni formanti tristi zone residenziali e artigianali, desidererei tantissimo intraprendere un attività che vada contro tendenza e mettere a disposizione tutta la mia cultura di architetto per proteggere il nostro patrimonio costruito storico e il paesaggio naturale.
anch' io come voi penso che l' architettura del presente e del futuro debba essere quella non costruita. già perchè anche intervenendo sul patrimonio costruito storico o non, monumentale o di basso rango, si può fare architettura. dotare le vecchie fabbriche di sistemi tecnologici evoluti, adattare la costruzione alle esigenze odierne, intervenire con linguaggio contemporaneo creando un' ulteriore stratigrafia ben riconoscibile. questà è secondo me l' architettura del futuro.
detto ciò siete a conoscenza di studi anche normali (non per forza di ultimo grido con a capo docenti universitari di ottima fama) che svolgano attività di questo tipo in italia? preferibilmente in lombardia?
lo so lo so.. è quasi impossibile trovarne. beh allora lancio una proposta: c'è qualcuno di voi che ha voglia di intraprendere un' attività di questo tipo assieme a me, che abbia idee creative per farsi avanti nel mercato italiano cercando di essere convincente in modo tale da acchiapparsi una commitenza inizialmente di nicchia che la pensi come noi?
non pensate che il business debba basarsi sulla salvaguardia del territorio e del paesaggio e non continuare sulla speculazione edilizia e distruzione di risorse non rinnovabili???
do il benvenuto a tutti i volenterosi
ciao
luca
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f. schiller

Offline paolo.boni

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Re:conservazione.. per salvare l' italia
« Risposta #1 il: 04 Agosto 2011, 12:23:55 »
Edizioni Ambiente con il bravo Marco Moro (vedi link)

http://www.nextville.it/index/1325

ha organizzato quello che a mio avviso è attualmente in Italia il corso più avanzato in merito alla ristrutturazione energetica sugli edifici esistenti

Ciao Paolo

Offline paolo.boni

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Re:conservazione.. per salvare l' italia
« Risposta #2 il: 04 Agosto 2011, 13:51:52 »
Questo corso lo fanno a Milano e con Marco sto tentando di farlo partire anche a Brescia.

Per quel che riguarda la tua proposta andrebbe pensata bene perchè non è così semplice aprire una nuova nicchia di mercato.
Purtroppo le nicchie si aprono se riesci a far coincidere costi ridicoli con ristrutturazioni efficienti e le due cose ti assicuro sono difficilissime soprattutto fino a che i costi dell'edilizia chiamiamola tradizionale di poroton e polistirene ha prezzi così irraggiungibili con altre tecnologie e materiali.

Per il resto io posso essere a disposizione.
Ciao paolo

Offline luca agati

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Re:conservazione.. per salvare l' italia
« Risposta #3 il: 05 Agosto 2011, 09:20:34 »
Questo corso lo fanno a Milano e con Marco sto tentando di farlo partire anche a Brescia.

Per quel che riguarda la tua proposta andrebbe pensata bene perchè non è così semplice aprire una nuova nicchia di mercato.
Purtroppo le nicchie si aprono se riesci a far coincidere costi ridicoli con ristrutturazioni efficienti e le due cose ti assicuro sono difficilissime soprattutto fino a che i costi dell'edilizia chiamiamola tradizionale di poroton e polistirene ha prezzi così irraggiungibili con altre tecnologie e materiali.

Per il resto io posso essere a disposizione.
Ciao paolo

grazie paolo x la disponibilità!

si purtroppo sarà dura realizzare i miei sogni ma io ci credo! poi sai oggi con la rete si può fare marketing molto più facilmente rispetto prima.. quello che vorrei fare è sensibilizzare la clientela a tenerci ben stretto quello che abbiamo: patrimonio storico costruito, paesaggi naturali, paesaggi agricoli.
attenzione per patrimonio storico non intendo solo quello monumentale. per me ha la stessa importante il il rudere portichetto, la casa di corte, la cascina decadente.. tutti edifici che possono essere convertiti per gli usi contemporanei!
credo che debba essere questa la sfida più importante per noi architetti
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f. schiller

Offline paolo.boni

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Re:conservazione.. per salvare l' italia
« Risposta #4 il: 05 Agosto 2011, 11:25:11 »
Una volta ad una conferenza Herzog ha detto una cosa che condivido e di cui ero abbastanza convinto.
il concetto era che la sostenibilità è data soprattutto dalla capacità dell'edificio di potersi convertire (e quindi nel suo riutilizzo) e fin qui nulla di nuovo.
Proseguiva dicendo che la convertibilità di un edificio oggigiorno non sta tanto nella possibile riorganizzazione degli spazi o nell'individuazioni di nuove funzioni ma nella sua possibilità di riconversione impiantistica e quindi il compito del progettista era quello di creare un'architettura impiantistica che divenisse semplice e semplicemente convertibile ad altre esigenze e funzioni.

Questo trovo che possa essere la vera ricerca di rivoluzione nel campo del recupero e della riqualificazione degli edifici anni 60/70.
Dobbiamo tentare di trovare una logica impiantistica che possa permettere all'edificio tra 50 anni di riorganizzarsi facilmente e semplicemente e di conseguenza poi di riorganizzare spazi e funzioni.

Nel campo del recupero dell'architettura diffusa questo potrebbe far parte di una ricerca da fare.
Ciao paolo

Offline luca agati

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Re:conservazione.. per salvare l' italia
« Risposta #5 il: 05 Agosto 2011, 17:49:07 »
Una volta ad una conferenza Herzog ha detto una cosa che condivido e di cui ero abbastanza convinto.
il concetto era che la sostenibilità è data soprattutto dalla capacità dell'edificio di potersi convertire (e quindi nel suo riutilizzo) e fin qui nulla di nuovo.
Proseguiva dicendo che la convertibilità di un edificio oggigiorno non sta tanto nella possibile riorganizzazione degli spazi o nell'individuazioni di nuove funzioni ma nella sua possibilità di riconversione impiantistica e quindi il compito del progettista era quello di creare un'architettura impiantistica che divenisse semplice e semplicemente convertibile ad altre esigenze e funzioni.

Questo trovo che possa essere la vera ricerca di rivoluzione nel campo del recupero e della riqualificazione degli edifici anni 60/70.
Dobbiamo tentare di trovare una logica impiantistica che possa permettere all'edificio tra 50 anni di riorganizzarsi facilmente e semplicemente e di conseguenza poi di riorganizzare spazi e funzioni.

Nel campo del recupero dell'architettura diffusa questo potrebbe far parte di una ricerca da fare.
Ciao paolo

condivido pienamente paolo!
reversibilità degli elementi, trasformabilità, adattabilità, flessibilità sono tutti aggettivi che vanno d' accordissimo con sotenibilità! dare la possibilità all' utente  di poter configurare i propri spazi nell' arco della sua vita senza grosse opere murarie è un gran bel risparmio economico (per il committente) ed ecologico (per l' ambiente).
ecco come dici tu sarebbe bello che la ristrutturazione edilizia, il recupero, il restauro conservativo applichi sempre questo tipo di soluzioni.
sarebbe bello aprire un' attività di questo tipo specializzata in "trasformabiltà dell' edificio" applica ad interventi sull' esistente.
ma come convincere la gente che questa via sia quello più economicamente sostenibile? come fare marketing? come assicurarsi il giro di clienti interessati a questo lavorare?
io cominciare un attività di questo tipo ma temo sia difficile!
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f. schiller

Offline Paolo M. Callioni

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Re:conservazione.. per salvare l' italia
« Risposta #6 il: 06 Agosto 2011, 11:22:07 »
Condivido le cose che avete detto ma pongo una questione più generale: attenzione a non esagerare in senso opposto.

E' indubbio che abbiamo tante opportunità sul ripristino e sulla riqualificazione, ma ciò non toglie che non possiamo dimenticare che le esigenze della nostra società attuale sono comunque profondamente diverse rispetto a quelle di 50, 100 o 200 anni fa. Per questo è necessario modellare il territorio e in molti casi creare nuovi spazi insediativi (il problema semmai è che questo processo deve essere governato e non deve portare invece al modello della costruzione ad ogni costo e alla cementificazione selvaggia e palazzinara). Lavorando in tanti piani urbanistici in Sardegna, mi sono trovato spesso di fronte a situazioni (specifiche e non generalizzabili, peraltro) in cui si è verificata una reale esigenza di nuovi insediamenti. Basti pensare che il numero medio di abitanti per famiglia da 30 anni a questa parte è passato da circa 4 a circa 1.5, producendo una evidente crescita del fabbisogno abitativo.

Inoltre esistono dei significativi problemi alla riqualificazione. Anche tralasciando il tema dei vincoli culturali (fare un progetto in centro storico comporta per il cittadino tempi lunghi, costi, complessità e rischi molto elevati), spesso i costi di una ristrutturazione sono molto alti, anche - e qui vi do ragione - per l'incapacità delle imprese di fare interventi mirati a basso costo.  Inoltre si pongono problemi per una serie di servizi che non è sempre così semplice rendere disponibili in un sistema pensato in altri tempi per altre esigenze  (tema parcheggi, ad esempio).

Inoltre una parte importante del patrimonio riqualificabile sta nei centri minori, che vivono una fase di spopolamento per l'attrazione dei centri metropolitani. Allora forse oltre che spingere la riqualificazione bisogna fare anche una politica dei servizi e delle infrastrutture non basata solo sull'approccio "qui c'è più gente e quindi investo più risorse", che privilegia la densificazione, quando invece forse oltre che densificare bisogna proprio immaginare una politica di de-densificazione e di delocalizzazione. 

Io ritengo che il tema della riqualificazione sia da inserire in una approccio equilibrato all'uso del territorio, anche - laddove può servire - con l'applicazione di nuovi interventi. La nostra politica (destra e sinistra), concentrata sul business del mattone tende a tirare in senso opposto, ma io non credo che con la riqualificazione da sola (pur importante e da evidenziare quanto possibile) si possano risolvere i nostri problemi.
Paolo M. Callioni
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Offline paolo.boni

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Re:conservazione.. per salvare l' italia
« Risposta #7 il: 09 Agosto 2011, 08:53:52 »
Condivido le cose che avete detto ma pongo una questione più generale: attenzione a non esagerare in senso opposto.

E' indubbio che abbiamo tante opportunità sul ripristino e sulla riqualificazione, ma ciò non toglie che non possiamo dimenticare che le esigenze della nostra società attuale sono comunque profondamente diverse rispetto a quelle di 50, 100 o 200 anni fa. Per questo è necessario modellare il territorio e in molti casi creare nuovi spazi insediativi (il problema semmai è che questo processo deve essere governato e non deve portare invece al modello della costruzione ad ogni costo e alla cementificazione selvaggia e palazzinara). Lavorando in tanti piani urbanistici in Sardegna, mi sono trovato spesso di fronte a situazioni (specifiche e non generalizzabili, peraltro) in cui si è verificata una reale esigenza di nuovi insediamenti. Basti pensare che il numero medio di abitanti per famiglia da 30 anni a questa parte è passato da circa 4 a circa 1.5, producendo una evidente crescita del fabbisogno abitativo.

Inoltre esistono dei significativi problemi alla riqualificazione. Anche tralasciando il tema dei vincoli culturali (fare un progetto in centro storico comporta per il cittadino tempi lunghi, costi, complessità e rischi molto elevati), spesso i costi di una ristrutturazione sono molto alti, anche - e qui vi do ragione - per l'incapacità delle imprese di fare interventi mirati a basso costo.  Inoltre si pongono problemi per una serie di servizi che non è sempre così semplice rendere disponibili in un sistema pensato in altri tempi per altre esigenze  (tema parcheggi, ad esempio).

Inoltre una parte importante del patrimonio riqualificabile sta nei centri minori, che vivono una fase di spopolamento per l'attrazione dei centri metropolitani. Allora forse oltre che spingere la riqualificazione bisogna fare anche una politica dei servizi e delle infrastrutture non basata solo sull'approccio "qui c'è più gente e quindi investo più risorse", che privilegia la densificazione, quando invece forse oltre che densificare bisogna proprio immaginare una politica di de-densificazione e di delocalizzazione. 

Io ritengo che il tema della riqualificazione sia da inserire in una approccio equilibrato all'uso del territorio, anche - laddove può servire - con l'applicazione di nuovi interventi. La nostra politica (destra e sinistra), concentrata sul business del mattone tende a tirare in senso opposto, ma io non credo che con la riqualificazione da sola (pur importante e da evidenziare quanto possibile) si possano risolvere i nostri problemi.


Su quanto dici concordo pienamente...
Chiaro che prima ci si era fermati ad analizzare l'intervento singolo.
Sul tema una grande ricerca la sta facendo l'Albergo diffuso come realtà prettamente italiana di ospitalità rivolta a risanare e recuperare sia i centri minori che (soprattutto) ricustruire quel tessuto sociale andato perso per rilanciare sia la microeconomia che la socialità che il ripopolamento.
http://www.albergodiffuso.com/
Ho conosciuto il prof. Dall'Ara e dveo dire che concordo con tantissime cose che propone.
Grande opportunità quella dell'Albergo diffuso per l'Italia.
Ciao Paolo

Offline Paolo M. Callioni

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Re:conservazione.. per salvare l' italia
« Risposta #8 il: 09 Agosto 2011, 10:55:18 »
Guarda Paolo che io non sono assolutamente contro la conservazione e il ripristino, anzi ne sono un assoluto fautore.... credo solo che non sia l'unico elemento che si deve considerare.

Per quanto riguarda l'albergo diffuso, insieme all'agriturismo, al turismo rurale e alle proposte di filiera corta, si inserisce nel filone della cosiddetta "multifunzionalità", in cui una serie di elementi "di contorno" al sistema agricolo-rurale tendono a supportare una dimensione agricola sempre più in difficoltà. Stiamo però parlando di realtà marginali (vedi le utopie di Cairano, tanto per intenderci).

Per questo non possiamo mettere sullo stesso piano l'albergo diffuso (proposta metodologica peraltro ottima) e più in generale gli interventi di riqualificazione dei centri minori (spesso a suon di milioni di finanziamenti pubblici) con i fenomeni pressione insediativa, che porta a cementificazione e degrado delle aree metropolitane, che sono a scala diversa e - pur collegati ai fenomeni di ambito rurale - molto più significativi.

In Sardegna, ad esempio, nonostante siamo quattro gatti, si sta assistendo dal dopoguerra ad un processo che negli ultimi anni sta diventando drammatico: l'abbandono delle zone rurali interne (soprattutto da parte dei giovani) e la corsa all'insediamento nelle zone costiere e urbane.

E' necessario comprendere questi fenomeni per governarli, o ne saremo travolti, e la riqualificazione deve diventare uno strumento di questo governo ma non può certo essere la panacea di tutti i mali, come sostiene qualcuno  ;) anche in Anab (Luca, naturalmente non mi riferisco a te, che invece hai utilmente messo sul piatto questa interessante discussione).
Paolo M. Callioni
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