Autore Topic: Casa degli elefanti a Copenhagen  (Letto 2746 volte)

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Offline Paolo M. Callioni

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Casa degli elefanti a Copenhagen
« il: 27 Dicembre 2009, 11:26:14 »
Cito volentieri dal sito www.ilmegliopossibi le.it questo articolo, molto interessante su un progetto realizzato da Norman Foster a Copenhagen. Mi pare una costruzione interessante per criteri e modalit? costruttive.


Citazione
di Graziella Dolfi

A Copenhagen, una delle costruzioni pi? all?avanguardia secondo i criteri dell?architettura sostenibile non ? dedicata agli uomini, ma ai pi? grandi esseri viventi sulla terraferma: gli elefanti.

E? una delle tappe da non mancare nella capitale danese: la Elephant House dello Zoo di Copenhagen, disegnata da sir Norman Foster, l?architetto londinese pi? famoso del pianeta.


Quando la direzione dello Zoo decise di dare una casa rinnovata alle sue famiglie di elefanti indiani, fu un artista danese a suggerire il nome di Foster, visto che aveva avuto modo di lavorare con lui tempi addietro. La risposta dell?architetto fu entusiastica ?sar? onorato di progettarla? rispose. Da quel momento nello studio londinese uno staff di progettisti guidato dal capo progetto giapponese Armstrong Yakubu, inizi? a studiare nel dettaglio il comportamento, le abitudini e le caratteristiche dell?animale, passando interi periodi di indagine a stretto contatto con gli elefanti, giorno e notte, 24 ore su 24, e producendo una relazione alta come un volume di enciclopedia.

Il progetto di architettura sostenibile che ne ? nato proviene da un approccio-modello: la volont? di dare una risposta concreta e funzionale alla somma di tutte le esigenze primarie e psicologico-caratteriali degli elefanti, seguendo un procedimento che non ? diverso in nulla a quello che andrebbe seguito sempre nel progettare per gli uomini.
Il comportamento animale ? assimilabile infatti a quello delle persone: sono gli abitanti stessi a dare le informazioni chiave per la stesura di un progetto spaziale, non il contrario. E? l?architetto a dover ascoltare per poi agire nell?interesse del committente, e non il committente ad adattarsi a quello che ha fatto l?architetto.

Seguendo questo principio, la Elephant House presenta una serie di soluzioni che soddisfano gli elefanti al punto che questi vivono i nuovi spazi in maniera serena, dinamica, utilizzandone tutte le opportunit?, e tornando spesso all?interno degli spazi coperti per giocare e fare attivit? di esplorazione.
Il progetto ? pensato per assicurare agli animali un grande spazio coperto nel quale poter passare la giornata nelle giornate pi? fredde della citt? del Nord: ? una grande sala ovale coperta da un tetto a vetri, affiancata da un?altra sala simile, di dimensioni minori, in cui la notte si ricoverano i maschi lasciando la sala grande alle mamme quando queste hanno cuccioli molto piccoli. Il fatto di aver previsto aree separate in cui il branco possa dividersi risponde a una specifica esigenza degli elefanti, che vivono tutti assieme, ma a volte necessitano di potersi isolare: anche quando sono anziani per esempio, oppure malati.

L?intero complesso di edifici risponde ai criteri della casa passiva, cio? di una costruzione low-tech che sfrutta le propriet? di accumulazione termica del terreno e delle murature, trasmettendo calore all?interno senza utilizzo massiccio di impianti.
I muri di questa casa passiva sono molto spessi e in cemento, trattato a grezzo e di colore diverso ma sui toni della terra, cos? da rappresentare una ambientazione cromaticamente riconoscibile e analoga alle aree di provenienza degli elefanti indiani.
Il pavimento delle sale che ospitano gli animali ? interrato rispetto al livello esterno, proprio per permettere meglio l?accumulo di calore, e inoltre ? lievemente riscaldato, cos? da trasmettere una temperatura costante al ? metro di sabbia su cui si muovono gli elefanti. Questo calore costante garantisce la salute della pelle che non resta mai umida, e dei piedi che non si piagano.

Il volume considerevole di sabbia contenuto all?interno delle sale, che ha anche la funzione di drenare l?imponente quantit? di urine prodotte, viene quotidianamente mosso dal personale dello Zoo, creando sempre nuovi scenari di colline e anfratti, che stimolano gli animali alla esplorazione quotidiana, con beneficio dei muscoli e dello stato psicologico generale.

Il cielo di vetro delle sale ha delle aperture per sfruttare l?effetto camino e far uscire quando necessario l?aria calda dall?alto, senza dover raffrescare gli spazi con impianti artificiali, e i vetri sono decorati con serigrafie che riproducono le foglie di quattro tipi di albero diversi, tipici delle aree asiatiche di provenienza degli animali, disegnate con un programma a computer che ha consentito che non ci sia una foglia uguale ad un?altra: questo produce un ombreggiamento costante del tutto naturale che viene molto apprezzato dagli elefanti.

All?esterno una vasta area ospita uno stagno dove gli animali possono rinfrescarsi e bere, oltre a tipiche buche umide dove invece possono attingere fango da spargersi sul corpo, e colonne di pietra dove possono sfregarsi per tenere pulita la pelle dai parassiti.

Tutto l?insieme rappresenta un progetto di successo sia da un punto di vista di architettura sostenibile e di casa passiva, sia da un punto di vista didattico sul comportamento animale, poich? il percorso attraverso il quale i visitatori entrano nella Elephant House ? separato ma a stretto contatto visivo, olfattivo, acustico con i pachidermi, che non vengono affatto disturbati dalla presenza degli uomini nelle loro attivit? quotidiane, pur restandone a debita distanza.

L?intervento di sir Norman Foster e del suo studio dimostra che, anche per un progetto di ridottissime dimensioni, la prima cosa da fare ? studiare a fondo le esigenze dei futuri abitanti, e poi impostare il disegno sulla umile ricerca delle singole soluzioni per ogni esigenza, trovando un sistema che ne garantisca il funzionamento prima ancora che l?effetto estetico. Sembra una banalit?, ma di fatto rappresenta un approccio che a oggi, purtroppo, viene ancora utilizzato da una percentuale estremamente esigua di architetti, anche importanti e famosi.


http://megliopossibile.it/post.php?id=4325&title=ARCHITETTURA&titleId=265

Siete d'accordo con me nel valutare molto positivamente questo progetto?
Paolo M. Callioni
www.paesaggio.net
Studio Agricoltura, Paesaggio e Territorio
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