Autore Topic: Riqualificazione urbana e consumo del suolo: possibile un equilibrio?  (Letto 5142 volte)

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Offline Paolo M. Callioni

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E' un tema che mi pongo spesso, senza trovare risposte univoche.

Mi torna in mente leggendo questo articolo:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_agosto_3/grattacieli_sfida_citta_verticale_porta_nuova_stella-1601628597730.shtml

Non conosco bene la situazione di Milano, ma mi pare che la riqualificazione di una parte di citt?, anche con il contributo di architetti famosi (e qui si potrebbe anche aprire il discorso archistar si archistar no) possa essere una buona cosa per una citt?. Quello che mi colpisce ? l'idea che l'obiettivo di sostenibilit? "consumo del suolo" debba essere considerato sempre e comunque pi? importante di altri. A Milano hanno scelto di costruire "grattacieli" (o comunque strutture verticali), se non ho capito male, per ridurre gli indici di copertura e permettere di avere pi? verde. 

Premesso che sono favorevolissimo alla diffusione del verde in ambito urbano, il ragionamento di base mi lascia piuttosto perplesso ... il grattacielo (almeno come idea) ? esattamente il contrario del fabbricato sostenibile, ? energivoro, e massificante, ?  lontano da una dimensione di vita semplice e a misura d'uomo... intensifica la presenza dell'uomo e dunque aumenta gli impatti, invece di diminuirli...

La mia idea di casa sostenibile ? invece vicina all'idea delle citt? giardino post-rinascimentali, o anche alla casa rurale, una piccola realt? in un contesto ambientale che cerca di dialogare con il verde e con gli elementi naturali presenti nel suo intorno...

Proprio in questi giorni mi trovo a curare la VAS del piano urbanistico di un Comune del Sud Sardegna, in cui l'Amministrazione di un territorio che altrimenti rischia il regresso e l'abbandono propone un'area di espansione con criteri ecologici, a bassa densit? insediativa, con elevati standard di verde e di servizi, con tipologie edilizie vicine alla casa tradizionale locale, invece di un modello denso, con tipologie anonime e impersonali, con indici e rapporti urbanistici ordinari, che garantiranno anche una certa limitazione nel consumo del suolo ma che per il resto sono quanto di pi? insostenibile possiamo immaginare...

Possiamo anche discutere sull'opportunit? di basare il modello di sviluppo sull'edilizia, ma ? un fatto che le cose debbono essere viste non solo in modo dogmatico ma anche con un'approccio pi? complessivo...

Cosa ne pensate?
Paolo M. Callioni
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Offline Marco Rossi

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Re: Riqualificazione urbana e consumo del suolo: possibile un equilibrio?
« Risposta #1 il: 27 Agosto 2009, 12:22:09 »
Mi pare interessante al proposito la proposta di legge della Regione Emilia-Romagna, in cui si orientano verso l'autocostruzione e la cooperazione alcune aree particolarmente degradate e validamente riutilizzabili

Citazione
1. Conformemente a quanto previsto all?art. 2, comma 1, della Legge regionale 8 agosto 2001, n. 24
?Disciplina generale dell?intervento pubblico nel settore abitativo?, la Regione, le Province, le
Comunit? Montane, i Comuni, le Aziende Casa Emilia-Romagna (ACER), le Aziende pubbliche di
servizi alla persona, gli altri Enti pubblici, anche nell?ambito dei piani di recupero previsti
dall?articolo 28 della legge 5 agosto 1978, n. 457, e successive modifiche, o nell?ambito di specifici
interventi urbanistici di recupero e di riqualificazione, individuano immobili o terreni, di loro
propriet? o di propriet? di altri Enti pubblici o di privati da acquisire al fine di utilizzarli per attivit?
sociale di autocostruzione o autorecuopero in forma associata.

Offline Graziella Caria

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Re: Riqualificazione urbana e consumo del suolo: possibile un equilibrio?
« Risposta #2 il: 31 Agosto 2009, 17:38:38 »
il problema vero ? che di grattaceli ? gi? pieno il mondo...perch? farne altri..ed altri ed altri?? verde potrebbe essere una vera idea!!! se fosse la rivisitazione- riqualificazione restauro conservativo..di quelli brutti esistenti impersonali e forni crematori...per poveri abitanti, il senso della riqualificazione di torri esistenti da brutte a meno brutte, se si inseriscono "interventi verdi" giardini pensili, terrazze o tetti verdi...si potrebbe migliorare (con la climatizzazione naturale) l'estetica e l'impatto visivo oltre che la qualit? della vita degli abitanti, anche se qualche dubbio mi viene pensando alla gestione del verde...che dovrebbe essere a cura di "aziende specializzate???" poich? dubito che l'utenza volontariamente sia in grado di gestire una macchina "palazzo verde" con tutte le incombenze del caso!!!
forse sbaglio mah!!
Graziella
Graziella Caria

Offline Paolo M. Callioni

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Re: Riqualificazione urbana e consumo del suolo: possibile un equilibrio?
« Risposta #3 il: 01 Settembre 2009, 07:20:59 »
Il problema ? sostanziale, e secondo me in ANAB il confronto su questo tema non ? stato ancora approfondito, avendo ANAB sviluppato una serie di (pi? che meritori) approfondimenti al livello del progetto: il modello urbanistico - e dunque non solo quello progettuale - condiziona in vece in modo determinante la sostenibilit? di un sistema edilizio, e un buon progetto urbanistico pone basi importanti per realizzare fabbricati sostenibili.

Che questo tema sia sostanziale, ? anche chiaro quando si pensa a tutti gli episodi di trasformazione dei margini agricoli delle aree urbane, che in tante citt? italiane sono stati trasformati dal dopoguerra in poi senza un disegno razionale, producendo quello che a tutti noi ? evidente essere un modello negativo. Ma quale ? allora il modello urbanistico positivo, quale modello urbanistico ? davvero in linea con criteri di sostenibilit??

Io personalmente credo ad un modello a densit? decrescente, con gli ambiti dei centri urbani e delle aree urbanizzate in modo consolidato che hanno livelli di densit? anche elevati, e con le periferie che io immagino non come una collezione di palazzoni dormitorio ma come degli ambiti a media-bassa densit? in cui dominano il verde e i piccoli fabbricati.

Forse mi sbaglio, ma io continuo ad immaginare la casa singola circondata da un giardino e prossima ad aree verdi come pi? sostenibile del palazzone condominial-cementizio...
Paolo M. Callioni
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Offline Marco Rossi

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Re: Riqualificazione urbana e consumo del suolo: possibile un equilibrio?
« Risposta #4 il: 05 Dicembre 2009, 10:35:41 »
Guardate cosa scrive Edoardo Salzano (credo sia un urbanista) sul tema del consumo dei suoli: mi pare molto corretto come approccio.


La citt? non deve cancellare la campagna
di Edoardo Salzano
Il consumo di suolo, del quale ho scritto la settimana scorsa, non preoccupa solo ambientalisti coerenti e urbanisti militanti, n? solo chi vuole restituire salute e bellezza al territorio e ai suoi abitanti. Anche gli operatori pi? legati al territorio e alle sue qualit? (naturali, paesaggistiche, storiche, artistiche) cominciano ad avvertire la gravit? del trend sguaiatamente edificatorio che minaccia quelle qualit?. ? il caso recente dell?Agriturist, l?associazione degli operatori dell?agriturismo aderente alla Confagricoltura, il sindacato padronale degli agricoltori.
Il convegno organizzato quest?ann? nell?ambito del suo 7? Forum ? stato dedicato all?argomento, e due delle relazioni si sono interrogate suelle conseguenze e le ragioni della morte del paesaggio italiano e su ci? che si pu? fare per evitare che la citt? cancelli la campagna. Il rischio ? grande. Il geografo Massimo Quaini, che ha sviluppato il primo dei due temi suddetti, ha rilevato come gli effetti della globalizzazione capitalistica, aumentando a dismisura gli effetti della fase industrialista, stiano cancellando i tratti del paesaggio costruito dall?applicazione saggia del lavoro dell?uomo alla natura, senza sostituire ? come era successo nelle precedenti epoche ? qualit? comparabili a quelle distrutte.
Il sottoscritto, invitato in quanto urbanista, ha affrontato il problema dal punto di vista della citt? e dei suoi abitanti, i quali sono anch?essi penalizzati dalla trasformazione dei paesaggi rurali nella ?repellente crosta di cemento e asfalto? (per adoperare l?efficace espressione di Antonio Cederna) che sta seppellendo la campagna e il patrimonio naturale e storico che essa costituisce.
L?edificazione diffusa sul territorio - lo sprawl ? che ? l?aspetto principale del consumo di suolo, causa a sua volta (come l?Unione europea non si stanca di denunciare) gravissimi sprechi.
Essa infatti rende obbligatorio l?impiego quotidiano dell?automobile, provoca un aumento parossistico del traffico, dei consumi energetici, della proliferazione di strade che a loro volta aumentano il consumo di suolo, aggrava l?inquinamento dell?aria e dell?acqua, incide negativamente sui redditi e sull?impiego del tempo delle persone, riduce la coesione sociale, sopprime le produzioni agricole nelle aree pi? fertili, cancella la bellezza e la salubrit? delle campagne. (Si vedano in proposito i rapporti 4/2006, 6/2006 e 10/2006 dell?European Environment Agency, organo specializzato dell?Unione europea).
Non occorre soltanto difendere la campagna da un?espansione urbana irragionevole, priva di motivazioni socialmente rilevanti, dovuta solo alla confluenza della miopia dei pubblici amministratori e alla pressione degli interessi privati. La gigantesca espansione delle nostre citt? avvenuta nell?ultimo mezzo secolo (si calcola che in Italia il 90% delle aree attualmente urbanizzate sia stato realizzato dopo la fine della guerra) ? stata guidata pi? dalla speculazione che da una corretta pianificazione urbanistica. Dalle vastissime periferie della maggior parte delle nostre citt? il verde ? stato cancellato; adesso il processo prosegue cacciando l?agricoltura e degradando i poaesaggi anche al di l? dei confini della citt?, oggi non pi? riconoscibili.
L?uomo non pu? vivere in modo adeguato se si taglia ogni possibilit? di rapporti quotidiana con la natura. I grandi parchi urbani che la storia ci ha lasciato, quelli creati delle amministrazioni che hanno pianificato la citt? in modo ragionevole, i cunei di campagna che piani regolatori intelligenti hanno saputo inserire tra i quartieri urbani, non solo devono essere difesi contro ogni tentativo di cementificazione, ma devono costituire il modello da riprendere e sviluppare oggi. ? necessario, ed ? possibile. Come? Ne riparleremo la settimana prossima.
03 dicembre 2009

http://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/salzano/09/12/consumo-del-suolo-problematiche.html


Offline spirab

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Re: Riqualificazione urbana e consumo del suolo: possibile un equilibrio?
« Risposta #5 il: 05 Dicembre 2009, 15:52:24 »
Mi sto documentando perch sto scrivendo un libro per edizioni ambiente che sfiora l'argomento... a livello urbanistico l'unica soluzione sostenibile a fornte delll'avanzata della popolazione urbana (una dinamica sociale che ? ormai inevitabile) ? la citt? compatta e densa: il problema ? quello di avere una visione d'insieme pi? chiara della citt? e di definire una politica di espansione a lungo termine come sta facendo la citt? di Helsinki alternando la citt? compatta (costruzioni ad altadensit? su aree dismesse) con corridoi di sviluppo con centri altrettanto densi.. la densit? ? l'unico sistema contro il conumo di suolo... il problema ? caso mai quello di rendere i grattacieli e sopratutto le aree limitrofe appetibili e di mescolare vita lavoro e svago nelle nuove espansioni...

Offline Paolo M. Callioni

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Re: Riqualificazione urbana e consumo del suolo: possibile un equilibrio?
« Risposta #6 il: 06 Dicembre 2009, 11:52:01 »
Ciao Beatrice, l'approccio che indichi di un sistema di citt? esclusivamente basate sulla densit?, parte dall'obiettivo - giustissimo e pi? che condivisibile - ridurre il consumo di suolo. Ma il consumo di suolo non corrisponde univocamente all'impatto ambientale, visto che in alcuni casi addirittura la densificazione concorre a produrre impatti, invece che ridurli.

Basta pensare che comunque a parit? di condizioni un sistema denso produce - a parit? di superficie - pi? rifiuti, pi? CO2, pi? inquinanti, pi? reflui. Se ? vero che ? pi? economico smaltire i reflui di 1.000.000 persone invece che quelli di 10.000 (e anche questo non ? sempre vero), non si deve dimenticare che comunque ad esempio un depuratore per 1.000.000 persone produce localmente un impatto ambientale molto rilevante, con problemi specifici legati proprio alla scala dell'opera. Poi si pu? dire che costruirne 10 piccoli pu? comportare una serie di altri problemi, ma l'effetto in termini di rischio ambientale di 10 piccoli depuratori ? certamente minore rispetto al rischio ambientale di un grande impianto. Un sistema a forte densit? abitativa, come un grattacielo, produce un aumento dell'inquinamento, e non una riduzione. Non ? un caso che i grandi problemi dell'inquinamento si riscontrino nelle grandi megalopoli pi? che nei piccoli centri.

Anche ammesso che la scelta pi? razionale possa essere il modello "grattacielo", o "palazzone" (grande edificio, se suona meglio), dovrebbe esserci garanzia che le soluzioni adottate siano effettivamente in linea con la sostenibilit?, che in questo paese cos? poco avvezzo alle regole mi pare un ragionevole azzardo.

Oltre a ci? non dimenticherei che la sostenibilit? si basa sui tre piedi che comprendono, oltre all'ambiente, anche gli aspetti sociali e quelli economici. E pensare ad un modello di soli grattacieli, ad alta densit?, che produca pure un risparmio in termini di uso del suolo, mi fa immaginare scenari apocalittici da alienazione urbana per citt? dense ma la cui qualit? di vita potrebbe essere veramente relativa; ancor pi? mi pare veramente poco praticabile nei centri minori, in cui un modello simile scardinerebbe di fatto il sistema delle relazioni sociali attuali per produrre modelli di convivenza difficilmente accettabili dalle popolazioni. Che i problemi sociali nei luoghi densamente abitati si moltiplichino, invece che ridursi, mi pare indiscutibile, come dimostrava anche il famoso esperimento con i topi.

Inoltre c'? anche la questione paesaggio, che si ricollega in parte anche al tema sociale: come possiamo immaginare di violentare il nostro paesaggio solo per il fine di ridurre il consumo del suolo? Io credo che la realizzazione diffusa di grattacieli porterebbe ad un degrado del paesaggio che potrebbe da solo costituire un elemento di rifiuto per questo modello.

Io credo si debba riportare il tema al buon senso e all'equilibrio: ? evidente che il nostro territorio ha subito negli ultimi 30 anni una serie di trasformazioni, in molti casi anche drammatiche, che hanno ridotto le superfici agricole e ampliato citt? e zone industriali: dobbiamo trovare dei modelli di intervento che permettano di riqualificare gli ambiti trasformati indebitamente, togliendo le costruzioni dagli alvei, riducendo la pressione sulle coste, liberando le parti di campagna sottratte all'agricoltura e trasformate in citt? artigianale-residenziale continua (Veneto, Lombardia, Piemonte), eliminando l'abusivismo diffuso dai territori del centro-sud, riutilizzando aree e strutture dismesse residenziali, di servizio e industriali, presenti negli ambiti urbani.

Ma dobbiamo anche diffondere il verde e la natura negli ambiti urbani, e soprattutto immaginare modelli insediativi a densit? crescente, che densifichino gli ambiti urbani lasciando invece nelle aree esterne e nei centri rurali livelli di densit? basse, in linea con i diversi modelli di qualit? della vita: nelle citt? il business, i servizi, le attivit? a maggiore concentrazione di risorse e di persone, nei paesi l'agricoltura, i modelli di vita pi? ispirati alla sostenibilit?.

Dunque, quello che secondo me si deve fare ?:

densificare, ma razionalmente e gradualmente


Non dimentichiamo un altro fenomeno devastante che la nostra civilt? sta vivendo senza quasi rendersene conto: lo spopolamento delle campagne e dei paesi interni. Pensare a politiche che favoriscano solo la densificazione delle citt? senza pensare a soluzioni per favorire la rivitalizzazione dei centri minori significa favorire questo processo, che rischia di devastare il nostro paese riducendolo ad un ammasso di citt? (molto dense, appunto) ma con il deserto intorno.
« Ultima modifica: 06 Dicembre 2009, 12:02:14 da Paolo M. Callioni »
Paolo M. Callioni
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Offline Marco Rossi

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Re: Riqualificazione urbana e consumo del suolo: possibile un equilibrio?
« Risposta #7 il: 12 Dicembre 2009, 12:40:12 »
Condivido l'intervento di Paolo Callioni, secondo me densificare non significa necessariamente urbanizzare, significa semmai modificare un sistema organizzativo gi? esistente al suo interno, evitando di andare a produrre ulteriori variazioni nei confronti dell'esterno.

Il modello di urbanizzazione ? selvaggio non solo perch? si usa il territorio, ma anche perch? l'uso del territorio nasce dallo spopolamento di alcuni luoghi (le aree marginali) e dalla sovraconcentrazione delle citt?, in cui tutti vogliono andare a stare (perch? ci sono lavoro, servizi, svaghi, opportunit? ecc.).

QUesta ? una delle ragioni della sovracrescita e dello sprawl urbano, per cui una semplice politica di riduzione del consumo del suolo, se non affiancata ad una riduzione dei flussi di concentrazione delle aree urbane, non serve praticamente a nulla. Ripeto, la concentrazione va fatta dove vi sono spazi gi? utilizzati, solo per migliorare l'assetto interno, non illudiamoci di fare cose sostenibili solo perch? abbiamo usato mezzo metro cubo in pi? di densit? in un quartiere.

Immaginare citt? molto dense ma nulla al di fuori di esse significa confermare un modello che ? tutto tranne che ecologico, visto che favorisce uno squilibrio territoriale che invece si deve trovare il modo di limitare.

Al proposito, ho trovato molto interessante il libro "Vento forte tra Lacedonia e Candela - Esercizi di paesologia" di Franco Arminio, che analizza proprio la difficolt? di posizionamento socioeconomico dei paesi delle zone interne (e dunque la loro difficolt? a mantenere un confronto con le citt?) dal punto di vista disciplinare di un geografo. 
http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842087113


Offline Marco Rossi

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Re:Riqualificazione urbana e consumo del suolo: possibile un equilibrio?
« Risposta #8 il: 29 Giugno 2011, 20:07:49 »
Ecco come stanno cercando di risolvere le cose in Australia: riportando i cittadini dalla città alla campagna.

http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_29/sidney-svuotare-metropoli_e5bcb500-a250-11e0-b1df-fb414f9ca784.shtml
Citazione
Sydney ha piu' di 4,5 milioni di cittadini. nei prossimi 30 anni dovrebbero aumentare del 40%
Australia: urge svuotare le metropoli . Bonus di 5000 euro a chi va in campagna
Gli abitanti dovranno vendere la casa e trasferirsi in una nuova abitazione da non più 440.000 euro. Dal 1° luglio


Potrebbe essere un modello interessante...