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Ok, interessante, avevo letto con superficialità la descrizione del processo, ma effettivamente è la semplice sostituzione di gruppi OH con gruppi carbossilici, quindi di fatto, come dici tu, Paolo, una "acetificazione".

Per il problema dell'approvvigionamento bisogna capire se il processo è coperto da brevetto (probabilmente si) e se è possibile provare a realizzarlo anche in Italia, cosa che mi pare interessante, e bisogna anche capire i costi di questo processo. La tecnica dell'impregnazione sotto vuoto in caldaia ad alta temperatura, ad esempio, produce dei materiali ottimi dal punto di vista prestazionale ma molto costosi.

Per la cronaca, tenuto conto del fatto che per una questione climatica è più facile produrre legname da opera di qualità nelle regioni del Nord, questa tecnica potrebbe favorire la valorizzazione delle pinacee mediterranee, ampiamente diffuse in Italia e che hanno una limitata  opportunità di impiego in edilizia. Solo di recente uno studio dell'IVALSA, credo con la Regione Sardegna e l'Università di Firenze sta studiando le modalità di impiego di tali essenze per fini costruttivi.
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Ciao Alfredo

.....ammetto, anzi confesso, che fino a poco fa non conoscevo neanche questo prodotto Actis. Puoi immaginare che con la loro gamma di prodotti non sono molto entusiasta se parliamo degli isolanti "Triso" (che poi loro consigliano anche come cappotti interni.....auguri). Mentre la gamma Sylvactis (essendo fibra di legno) già mi è più simpatico. Dipende chiaramente dalla intonacabilità del prodotto (nel mondo pratico è lì che si distinguono i vari prodotti di fibra di legno). Quando ho visitato la fabbrica della Pavatex in Svizzera mi son reso conto, che non è poi così facile produrre un pannello di fibra di legno, che poi "supporta" fino a 4cm di intonaco (nel caso mio quando ho il riscaldamento a muro nell´intonaco).
Sistemi a soffitto ho usato una volta un prodotto a base di fibra di legno con le serpentine inserite.....che adesso veloce veloce non ricordo più....mi faccio vivo più tardi per questo

Ciao
(e......peccato per Klimahouse)


ciao Dietmar,
scusami per il ritardo con cui rispondo alla tua risposta, purtroppo non è il periodo per trovare cinque lunghi e calmi minuti da dedicare a un ringraziamento e ad un ulteriore affinamento. non immaginavo che la Actis avesse anche prodotti "normali" (in rapporto alla sigillatura d'alluminio) e mi ha sorpreso. ...ma pensandoti ho però considerato, ed optato per il sistema Pavadentro dei tutoi amici, che tu ben conosci e consigli per non rischiare sulla stratigrafia. il lavoro non sarà eccellente perchè non ritengo di svolgere tutti i risvolti e sormonti del caso per le pareti interne che toccano il perimetro; affido tutto all'intonaco a calce, una tinteggiatura a base calce e alla VMC. tutto questo per dirti grazie.
Buona Montagna e a presto
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Paura! se fosse così è già risolto. Ma ti riferisci al fattore solare g=29% o alla trasmissione luminosa Tl=62%%?
Comunque mi stupisce che una con l'evoluzione dei serramenti a cui stiamo assistendo, una ditta come Velux sia così poco flessibile
per le vetrature e fondamentalmente usi ancora dei profili "vecchi". Fare una finestra con un Uf di 1.3-1.4 e un vetro con Ug di 0.5 che senso ha? dovrebbero avere trasmittanze più omogenee, credo.

Grazie Beatrice!
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tieni conto che una pianta con una trasmittanza luminosa così bassa fa fatica a sopravvivere..
devi stabilire prioprità quando progetti
ciao
Beatrice
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Mah... da un lato interessante, dall'altro mi pare un processo tutt'altro che Bio, non è che lo diventa solo perchè si usa il legno PEFC.

Be così ad occhio di sostanzhe chimiche nocive non mi pare vengano utilizzate, dato che in fondo si parla di vero e proprio aceto che reagisce in situazioni particolari di trattamento.
Mi impensierisce più l'aspetto della distanza d'approvogionamento (visto che non vengono utilizzati i metodi Bio di trasporto consigliati dalla figlia di Dietmar).

Paolo
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ciao,
devo sostituire due grandi velux da 94x160cm esposte a nord-ovest; Bologna, Zona E.
Non ho ancora fatto un estate in questa casa, ma a "intuito" e da un semplice modello 3d, temo più il surriscaldamento estivo dalle 13 in poi che l'apporto solare ottenible nella mezza stagione.
Le velux esistenti hanno un vetrocamera del 2009, che immagino possa essere un 4+10aria+4, con un Tl=82%.
Per quelle nuove sono indeciso tra due modelli, il primo "a elevata prestazione termica" con Ug= 0.5W/mqK, Tl= 67% e g= 46%, il secondo "a elevato isolamento acustico", con Ug=1 W/mqK, Tl= 62% e g= 29%.

Per ridurre il surriscaldamentoo estivo e avere un paio di decibel in meno, starei sul secondo però mi preoccupa passare da un Tl=82% a un Tl= 62%, non vorrei compromettere troppo la bellissima luce del nord.
Cosa pensate? avete esperienza con vetri con trasmissione luminosa intorno al 60%
Il compromesso, sarebbe il primo modello con una tenda esterna, ma trasmittanza doppia....
marco
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Citazione
titolo:    Questione di chimica...
autore:    Paola Mazzanti – Università di Firenze

L’acetilazione del legno è un processo chimico di impregnazione con rigonfianti o stabilizzanti che ne modifica la struttura, influendo sulle caratteristiche fisiche e meccaniche.

I primi studi sono iniziati tra la fine degli anni quaranta e l’inizio degli anni cinquanta, spinti dalla necessità di rendere il legno più stabile e più durabile. La commercializzazione di legno che ha subito tale trattamento chimico è avvenuta molto più di recente, nell’ultimo decennio, quando sono stati abbattuti i costi di produzione.

Processo produttivo
In modo piuttosto essenziale l’acetilazione consiste nell’immergere il legno in ambiente saturo di anidride acetica (CH3- CO-O-CO-CH3), in fase liquida o gassosa ad alta pressione. Prima dell’acetilazione il legno deve essere essiccato, in questo modo si allontana l’acqua che potrebbe reagire con l’anidride acetica e impedire la reazione col legno stesso. Da sottolineare come le specie legnose utilizzate per questo trattamento debbano essere permeabili per garantire la riuscita del trattamento.

Modalità di funzionamento
Con questo processo si induce l’allontanamento di gruppi ossidrilici idrofili (-OH) dalla sostanza legnosa, che vengono sostituiti da gruppi estere (CH3-CO-). Questi risultano più stabili perché meno reattivi nei confronti dell’acqua. In termini chimici il legame che si forma tra il legno e il gruppo estere ha un maggiore contenuto di energia rispetto a quello tra il legno e il gruppo ossidrile, da cui ne consegue la maggiore stabilità. Al termine della reazione i gruppi ossidrilici del legno reagiscono con la parte di anidride acetica non reagita, formando acido acetico (CH3-CO-OH) e vengono così allontanati. In pratica il legno acetilato viene saturato con gruppi estere più stabili e meno idrofili rispetto a quelli idrossilici di origine, quindi si riduce la sua capacità di scambiare acqua con l’ambiente esterno e di conseguenza la sua tendenza a deformarsi: il legno ha maggiore stabilità dimensionale.

Proprietà fisiche
Il trattamento comporta un aumento del peso del legno (può arrivare al 30% rispetto a quello di origine) e un certo stato di rigonfiamento permanente, per l’azione dei nuovi gruppi COOH legati alla parete legnosa. Aumenta considerevolmente la stabilità dimensionale. Dopo il processo chimico il legno acquista un tipico odore, simile a quello dell’aceto.

Proprietà meccaniche
Il legno acetilato subisce delle modificazioni alle proprietà meccaniche indotte dalla sua alterazione chimica e dal suo stato di parziale rigonfiamento permanente. In teoria si potrebbe ipotizzare una riduzione della resistenza rispetto al materiale di origine. Le ricerche sperimentali effettuate sino al momento non forniscono dati univoci a riguardo, ma una serie di valori legati alla specie legnosa, alla durata del trattamento, alla concentrazione di anidride acetica usata, al catalizzatore impiegato nella reazione:in pratica non si hanno dei valori caratteristici e confrontabili, tra loro o col legno non trattato, per raffrontare le caratteristiche meccaniche.

Durabilità
In conseguenza di una minore quantità di acqua contenuta nel legno, si riduce anche la possibilità di attacchi fungini (che sono possibili al di sopra del 20% di umidità del legno): aumenta in pratica la sua durabilità. Inoltre l’alterazione chimica subita, rende il legno meno appetibile dagli insetti xilofagi.

Lavorabilità, incollaggio e verniciatura
La lavorabilità non risulta modificata dal trattamento chimico, la superficie risulta invece più facile da levigare. La verniciatura e l’incollaggio risultano peggiorate nei casi di prodotti a base acquosa.

Smaltimento e riciclaggio
Il legno che ha subito il processo di acetilazione non rilascia nell’aria o nel terreno sostanze chimiche nocive.
   
BIBLIOGRAFIA
[1] http://www.titanwood.com/accoya. html [2] G. Bonamini, L. Uzielli, R. Zanuttini, Elementi di tecnologia del legno, Dispense di tecnologia del legno del corso di laurea in Scienze forestali e ambientali, 2001 [3] G. Giordano, Tecnologia del legno, vol. II, UTET, Torino, 1988 [4] K. Minato, R. Takazawa, K. Ogura, Dependence of reaction kinetics and physical and mechanical properties on the reaction systems of acetylation II: physical and mechanical properties, J Wood Science, 49:519–524, Springer Verlag, 2003 [5] A. N. Papadopoulos, The effect of acetylation on bending strength of finger jointed beechwood (Fagus sylvatica L.), Holz Roh Werkst, 66: 309–310, Springer Verlag, 2008 [6] M. J. Ramsden, F. S. R. Blake, N. J. Fey, The effect of acetylation on the mechanical properties, hydrophobicity, and dimensional stability of Pinus sylvestris, Wood Science and Technology, 31:97- 104, Springer Verlag, 1997

http://www.legnolegno.it/legnolegno/articolo.php?numeroeanno=32/2010&id=505

Mah... da un lato interessante, dall'altro mi pare un processo tutt'altro che Bio, non è che lo diventa solo perchè si usa il legno PEFC.
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...la mia bambina piccola a ca. 5 anni aveva risolto a modo suo questo problema:
si lancia molto in alto l´albero, nel frattempo il mondo gira avanti, e ti cade giusto in cantiere.....se sei fortunato già a pezzi giusti  ::)

Dietmar

Effettivamente la proposta è geniale...
Anche perchè nel frattempo il legname subirebbe tutti i tipi di shock termici del caso e quando arriverebbe risulterebbe stabile.

Se lo scoprono le multinazionali cominciano a pubblicizzare pure il Km 0

Paolo
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Grazie Dietmar
Insomma proprio a Km 0...
Ciao Paolo

...la mia bambina piccola a ca. 5 anni aveva risolto a modo suo questo problema:
si lancia molto in alto l´albero, nel frattempo il mondo gira avanti, e ti cade giusto in cantiere.....se sei fortunato già a pezzi giusti  ::)

Dietmar
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Ho trovato in siti tedeschi la definizione di un legno tenero, in questo caso un pino, trattato con questa tecnica dell´ acetilazione. Si tratta del pino radiata che cresce solo in California e sull´isola di Guadalupe e Nuovazelanda. Cresce velocemente in 20 anni raggiunge i 30m di altezza e 50cm di diametro. Poca l´apparizione degli anelli dei anni, la struttura è molto omogenea. Senza il trattamento della ditta Accoya il legno trova un utilizzo "povero" come casse di legno, manici per scope e cellulosa per carta.

I prezzi sono in Germania ca.: Doge spessore 20mm, larghezza 11,5cm, lunghezza 4 metri = 11,50 Euro

Grazie Dietmar
Insomma proprio a Km 0...
Ciao Paolo
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